Wotangar
Da Custodi Della Fiamma Di Anor.
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{{Quote|Ma evidentemente non ci conosci abbastanza per sapere che finchè scorre sangue nelle nostre vene, le nostre famiglie sono al sicuro. Terribile e funesto il tuono d'acciaio che si schianterà sui loro corpi, lasciandoli in pezzi ai corvi, se dovessero muovere contro i nostri cari.|Wotangar sui Rohirrim}} | {{Quote|Ma evidentemente non ci conosci abbastanza per sapere che finchè scorre sangue nelle nostre vene, le nostre famiglie sono al sicuro. Terribile e funesto il tuono d'acciaio che si schianterà sui loro corpi, lasciandoli in pezzi ai corvi, se dovessero muovere contro i nostri cari.|Wotangar sui Rohirrim}} | ||
- | Wotangar Warbringer, figlio di Wotanhelm, nobile degli Eorlingas, guardiano della Corona di Edoras.<br> | + | '''Wotangar Warbringer, figlio di Wotanhelm, nobile degli Eorlingas, guardiano della Corona di Edoras.'''<br> |
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==='''Ciò che fu, ciò che è'''=== | ==='''Ciò che fu, ciò che è'''=== |
Versione delle 14:32, 28 set 2010
Wotangar Warbringer | |
---|---|
Custode | |
Race: | Umano |
Region: | Rohan |
Sex: | Maschio |
Class: | ![]() |
Vocation: | Armsman |
Ma evidentemente non ci conosci abbastanza per sapere che finchè scorre sangue nelle nostre vene, le nostre famiglie sono al sicuro. Terribile e funesto il tuono d'acciaio che si schianterà sui loro corpi, lasciandoli in pezzi ai corvi, se dovessero muovere contro i nostri cari.
Wotangar Warbringer, figlio di Wotanhelm, nobile degli Eorlingas, guardiano della Corona di Edoras.
Ciò che fu, ciò che è
Un surreale silenzio avvolge la radura dove Wotangar e la sua Eored sono appostati.
A quanto pare, non molto distante da lì, alcune sezioni di fanteria sono rimaste insaccate da un'armata di Uruk proveniente da Isengard.
Il mattino è piacevolmente fresco, soprattutto se si è coperti da una pesante armatura di piastre, il cielo, pare sereno, pochi raggi filtrano la foschia mattutina, andando a illuminare gli scudi, così ben rifiniti da parere quadri.
I cavalli sono tranquilli, ma fastidiati dal puzzo dei nemici che si leva nell'aria, ammorbando la piana, scossa dal furore della battaglia.
"Uomini! In formazione!"
Il comandante inizia ad impartire gli ordini. Il momento è vicino. Non è la prima volta e non sarà l'ultima...non deve essere l'ultima.
"Il nemico, vuole le nostre terre! Le nostre magnifiche terre! E' venuto fino a qui per prendersele con la forza! Ma finchè ci sarà un solo uomo del Mark, vivo, questo non avverrà!"
Una breve pausa segue.
"Che l'acciaio ed il coraggio, siano le vostre difese! Che i cavalli e l'onore, la vostra forza! Avanti ora, trasformiamo il campo in uno scannatoio!"
I cavalieri battono le armi sugli scudi: hanno perfettamente capito il messaggio.
"Serrate i ranghi! Andiamo in guerra!"
Il corno tuona la carica, centinaia e centinaia di cavalli iniziano a correre, i cavalieri in corsa urlano, sbraitano, agitano al cielo le armi.
La terra trema, vibra furiosamente, gli Uruk, intenti a combattere, vengono colti di sorpresa, si voltano attoniti: la situazione sfugge loro di mano.
"Manovra!"
All'ordine, l'ala si flette, si duplica...adesso o mai più!
L'impatto è terrificante: il nemico viene sbalzato morente a terra, alcuni cavalli cadono, rotolano, vengono uccisi dagli orchi.
La mischia è un tripudio di carne, acciaio e sangue.
Wotangar, ben saldo in sella al suo cavallo, Sleipnir, lancia fendenti di spada come se la sorte stessa di Edoras dipendesse da lui, fino a che, colpendo un orco, quest'ultima gli rimane, come incastrata nel cranio del nemico, e nel tentativo di riprenderla, viene disarcionato violentemente.
Rialzatosi frettolosamente, crolla di nuovo a terra, con un gemito: un uruk gli si è avventato contro nel tentivo di strangolarlo; il nostro, irrigidisce il collo, e ringraziando i suoi avi per avergli donato una forza notevole, afferra con una mano la mandibola del mostro, e con l'altra, parte della testa...tira, con tutta la potenza che ha in corpo...la pressione sul suo collo si allenta rapidamente: ha divelto la mascella del suo aggressore, il quale muore, tra rantolii e convulsioni.
Celere, Wotangar raccoglie una picca dal terreno, e recisa la testa dal cadavere, la infilza, alzandola al cielo come un macabro stendardo.
I soldati di Rohan, incitati da quella visione, aumentano il ritmo della battaglia, fino a che il combattimento non diviene una bolgia esasperata.
Gli uruk cadono, falciati, come spighe di grano mature; sono infine costretti a chiamare la ritirata, decimati e stremati.
"Prendeteli tutti! Uccideteli!"
Ordina il comandante.
"No! Fermi!"
Tra lo stupore generale, che causa un tentennamento dei soldati, Wotangar si oppone.
"Se li inseguiamo, finiremo direttamente in bocca alla loro retroguardia! Non possiamo correre un simile rischio! Non ora che abbiamo salvato i nostri compagni!"
"Come osi contraddire un mio comando!? Vigliacco traditore!"
Tuona infervorato il comandante.
A quelle parole, il nostro, perde il controllo di sè stesso, sferrando un destro, più simile ad un colpo di trabucco che ad un pugno, al suo superiore, e fancedolo crollare al suolo.
Che gesto sconsiderato!
Fortunatamente viene riconosciuta la buona fede delle sue parole, ma l'insubordinazione viene punita: mesi e mesi nelle prigioni, e il divieto più assoluto di un suo ritorno nell'esercito del Mark.
Che fare dunque? La risposta è una sola.
Sacca in spalla, un triste arrivederci alla sua terra, la promessa, la dannata promessa che un giorno farà ritorno da eroe.
Sleipnir è sellato e ferrato, i due si allontanano, nel calare del sole.